La Monarchia

Quello che da fuori non si percepisce è che lo Stato del Vaticano è un regno e il Papa il suo Monarca Assoluto. Siamo abituati ai regnanti europei di rappresentanza.

Qui è un’altra cosa.

Il Papa e i Suoi Cardinali sono i pilastri della Chiesa e i sudditi sono impegnati con devozione assoluta a servire la causa. Senza deroghe o individualismi. Una cosa è predicare bene al mondo democrazia, difesa dei diritti umani e del lavoro, integrazione, libertà, ma sempre fuori, perché all’interno delle mura vige la gerarchia più inflessibile e piramidale.

A tutela dell’ordine c’è la Gendarmeria. Un corpo selezionato, altamente professionale, dedito con passone e fede alla difesa del rappresentante di Cristo in terra. Controllano il territorio e i Palazzi a distanza visiva aiutati da uno sterminato numero di telecamere.

Ma quando il Monarca non c’è, i topi ballano.

Sembra un gioco ma è l’inizio di tutta la storia che sta dilaniando il Vaticano.

Gli ultimi cinque anni del pontificato di Giovanni Paolo II sono stati gli anni dell’amore del mondo per quest’uomo sofferente. L’immagine della Chiesa è esplosa in tutti i continenti parallelamente al dolore e alla bontà di un vero servitore di Cristo che conquistava cuori e anime con l’esempio.

Ma intanto Roma tramava.

Piegato dalla malattia e impegnato a portare la Parola di Dio tra la gente, Papa Wojtyla fu costretto a delegare gl’impegni terreni alla Curia.

Tra la sofferenza e i viaggi, gli ultimi cinque anni serviranno ai Suoi Ministri per arroccarsi nei loro centri di potere. Lo IOR, l’Opus Dei, Propaganda Fide, il Governatorato diventano castelli inviolabili in mano a veri e propri principi assoluti che consolidano le loro postazioni di potere.

Ratzinger capisce che la gerarchia e con lei le stesse fondamenta dell’immagine della Chiesa nel mondo, sono in pericolo senza una presa di posizione netta. Sa che darà il via a scontri all’ultimo sangue ma non ha alternative.

E’ Monsignor Carlo Maria Viganò che si ritrova sulle spalle il peso del fardello del Governatorato.

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Il 31 ottobre 2009, il primo passo è sull’onda delle grandi perdite finanziaria per la crisi americana, viene bloccato qualunque nuovo lavoro e pagamento e contemporaneamente commissariati i Servizi Tecnici. Il direttore, Pier Carlo Cuscianna, diventa un passacarte e tutti gli uffici del secondo piano, di colpo, si ritrovano senza lavoro con una commissione esterna a controllare le modalità di gara, i preventivi e l’andamento dei lavori in corso.

Un vero terremoto per i tempi e i silenzi del Vaticano.

Un’avvisaglia i Servizi Tecnici l’avevano già avuta quando si era fatto più acuto lo scontro con il grintoso Mons. Nicolini. Forte della gestione, praticamente personale, dell’introito di ventimila biglietti per 14 euro a persona dei visitatori dei Musei Vaticani, 280mila euro al giorno, che si vociferava potesse essere il viatico per il posto di Segretario Generale, prima degli scandali si era impegnato anima e corpo a cercare di far togliere tutte le deleghe ai Servizi Tecnici.

Il passo successivo d Viganò fu di delegare al Dott. Eugenio Borgognoni la chiave del forziere. Il direttore della Ragioneria di Stato, improvvisamente diventa il puntello della cassa.

Fatte le sue mosse, Viganò parte all’attacco.

I riscontri sono immediati.

I lavori vengono affidati sempre alle stesse imprese, con progetti sommari. Praticamente inesistenti.

Non è un reato, il Vaticano è equiparabile ad un’azienda privata, ma la gestione è sottobanco e soprattutto gli importi messi a bilancio lievitano di tre, anche quattro volte quanto impegnato finendo nei meandri capillari dei corridoi. A fine anno, le conseguenze sono inevitabili. I bilanci denunciano perdite clamorose che in tempi di vacche magre non riescono più ad essere ripianati con i fondi stanziati per l’anno successivo. I dati sono lì, sulle carte. La verifica è facile.

Da una mattina all’altra intere società vengono messe alla porta. Nuovi lavori bloccati, le fatture pagate dalla Ragioneria con il contagocce, i saldi chiusi a stralcio. Prendere o lasciare.

Alcune esagerazioni finiscono sui giornali, le pazzesche forniture dei fiori, le ordinarie manutenzioni concesse all’esterno con centinaia d’interni lasciati senza far niente, il presepe di Natale curato direttamente dal vicedirettore storico dei Servizi Tecnici, capoufficio degli studi e progetti, architetto Facchini, che passa senza sforzo dai 530.000,00 euro dell’anno precedente ai 300.000,00mila euro di quello in corso. Il colonnato di Piazza S. Pietro affidato fuori tempo massimo all’ATI tra la Italiana Costruzioni Fratelli Navarra e la stessa Fratelli Navarra, che ingenuamente non riesce a garantire il reperimento dei fondi, 20 milioni di euro, necessari per il restauro della Piazza più importante del mondo ed è costretta a portare avanti i lavori a singhiozzo.

Ma la Navarra, grazie al potentissimo Angelo Balducci, Presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici, è risultata aggiudicataria anche del Palazzo Propaganda Fide di Piazza di Spagna per 15milioni di euro, delle cupole della basilica di S. Antonio da Padova sui cui lavori si tremò a lungo e si dovette correre ai ripari, il museo Maxxi in ATI con il gruppo Cerasi e la sede della Corte d’appello del Tribunale di Roma con la progettazione di Paolo Cuccioletta, fratello del provveditore del Veneto e del Mose, Patrizio Cuccioletta.

L’apripista e anello di collegamento fu Don Franco Camaldo, cerimoniere del Papa, su cui si  aprono filoni impensabili che meritano una puntata a parte.

Viganò trasforma il bilancio in una anno, riducendo totalmente lo scoperto e portando un attivo di addirittura 8milioni di euro di cui va fiero e che porta a riscontro del suo buon operato.

Ma le teste illustri che dovrebbero cadere sono eccellenti.

Lo stesso Bertone si trova invischiato per il suo allievo Marco Simeon.

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“E’ lui il referente per la P4 di Bisignani dentro la Santa Sede”, Viganò denuncia al cardinale malaffare e corruzione e accusa Simeon di calunnia. Sempre Simeon viene beccato al telefono con Fabio De Santis, Provveditore alle Infrastrutture per la Toscana e braccio destro e sinistro ancora di Angelo Balducci.

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“All’improvviso arriva a Roma, neanche laureato, ambasciatore in Vaticano prima per Capitalia e poi per Mediobanca, è una fiaba a cui non crede nessuno, Lei è protetto dal Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone”

“Il Cardinale è un maestro. Mi ha sempre consigliato le strade migliori. Ognuna gioca la sua carta. Per me il cardinale non è una carta, è una relazione importante”

“A ventisei anni già gestiva gli affari di Capitalia in Vaticano, com’è possibile?”

“Mi presentarono a Geronzi, il banchiere istituzionale per eccellenza”

“Chi la presentò?”

“Un amico in comune”

“Benedetti amici in comune”

“Io ho la passione per le pubbliche relazioni”

“Come Luigi Bisignani?”

“Questa qualità mi accomuna a lui”

“E dunque chi le presentò il faccendiere?”

“Non era difficile incontrare Gigi a Roma”

“Neppure semplice”.

“Tante persone parlavano con lui. Provo sentimenti di profonda stima e affetto per Gigi e non ha mai avuto interessi economici con me. Non l’ho dimenticato neanche nei momenti più difficili”.

“Cos’è la P4?”

“Non l’ho capito”

“Malelingue dicono che lei sia il figlio di Bertone”

“Assomiglio troppo a mio padre”

. -Una delle poche interviste rilasciate da Simeon. Il Fatto Quotidiano 26 febbraio 2012-

Comunque Viganò non solo non diventa cardinale Presidente del Governatorato, come promesso dal Santo Padre tramite lo stesso Bertone, ma nonostante lo straordinario operato viene inviato come ambasciatore a New York. Una promozione che sa di amaro.

Una monarchia. Una piramidale assoluta.

Bertone ha vinto, per ora, ma frenare il cammino di trasparenza dello IOR iniziato da Gotti Tedeschi sa di ultimo errore. Il più grande. I 47 faldoni sequestrati a Gotti Tedeschi con la storia del riciclaggio dei soldi allo IOR sono in mano ai magistrati italiani. Erano indirizzati dal soldato Gotti Tedeschi al Papa.

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“Abbiamo fiducia che le prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall’ordinamento internazionale saranno rispettate”. E’ padre Lombardo, il portavoce del Vaticano, che lo ribadisce con forza.

Aspettiamo.

 

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